Che si tratti di presentare una nuova giocatrice, il calendario o riportare dichiarazioni, ormai certe squadre si affidano solo ed esclusivamente a “grafiche” realizzate tramite l’intelligenza artificiale: il risultato è… triste

Ormai si sa, l’IA sta diventando sempre di più parte della nostre vite: tutti la utilizzano, chi più e chi meno, ma è innegabile come spesso possa risultare utile.
Ciò che invece ci lascia fortemente perplessi è il suo uso in ambito professionale, in questo caso in quello della pallavolo femminile di alto livello. Girovagando sui social, vi sarete sicuramente accorti di società che propongono sulle proprie pagine delle “grafiche” (si, tra virgolette, perché altrimenti si tratterebbe di un insulto a chi il grafico lo fa di lavoro) che assomigliano più a quelle delle sagre di paese che a quelle di una squadra professionistica.
Ma perché lo riteniamo così sbagliato? Vediamolo assieme, analizzando anche due casi in particolare.
La mancanza di identità e la poca credibilità
Le squadre che si affidano a questo tipo di scelta non creano una propria identità, ma si configurano come un becero copia e incolla di altrettanti club che hanno deciso di seguire la medesima strategia, se di quest’ultima si può effettivamente parlare. Perché non si può trattare questa soluzione come “strategia comunicativa“: chiedere a Chat GPT o strumenti simili di realizzare una “grafica” inserendo il solito prompt da “Sagra del fritto misto” di Ceriano Laghetto non è e non può essere all’altezza di squadre di questi livelli, che dovrebbero valorizzare e proteggere il loro valore tramite i risultati e lo spettacolo sul campo, certo, ma anche con strategie concrete di brand equity, quel valore aggiunto offerto dalla propria immagine.
Vogliamo crescere come movimento? Bene, che si cominci anche da questi dettagli. Nell’élite calcistica (e non paragoniamo i soldi che girano nel calcio e nella pallavolo, perché qui si tratta di buona volontà e imparare quantomeno come funzionano strumenti semplicissimi, come Canva) non troverete mai lavori di questo tipo, perché il primo impatto, fortunatamente o sfortunatamente, è quello che conta. E nel caso della pallavolo ciò che si percepisce è mancanza di professionalità, come se si avesse a che fare con società dilettantistiche, termine che qualche mese fa aveva fatto infuriare (giustamente, per come era stato utilizzato) appassionati e addetti ai lavori.
Dunque, senza voler fare i conti in tasca a nessuna squadra, è possibile ingaggiare un grafico che abbia le giuste competenze e possa dare a queste società e al movimento in generale la credibilità che meritano, o che almeno noi pensiamo possano meritare?
I casi di Roma e Monviso
Padova un’isola nel mare, Melendugno in Calabria e sei partite consecutive in casa
Roma, che disastro. Non si può riassumere in altro modo la comunicazione “grafica” della squadra giallorossa.
In data 21 luglio viene rilasciato un post in cui si riportano tutte le tappe che le “lupe” dovranno affrontare nella stagione 2026-2027, ma basta una rapida occhiata per accorgersi di quanti errori l’IA abbia commesso, di seguito eccone alcuni:
–Padova, famosa isola nel Mare Adriatico: si giocherà a pallanuoto o pallavolo?
–Costa Volpino in Emilia Romagna
-Le celebri località toscane di Offanengo e Casalmaggiore
–Perugia, il capoluogo di regione del Lazio
–Melendugno, dal 21 luglio città calabrese

E tralasciamo ulteriori errori di posizionamento sulla cartina, come ad esempio quello di Fasano.
Come se non bastasse, ciò che più lascia perplessi è il tentativo di giustificazione nei commenti da parte della società:
“La grafica, creata con l’AI, è puramente indicativa, non crediamo che qualcuno la userà al posto del navigatore per seguire la squadra in trasferta”
Ci dispiace, ma l’alibi “è puramente indicativa” non regge. È compito della società essere il più precisa ed esaustiva possibile nei confronti dei propri tifosi e non.
Dopo il pasticcio della cartina geografica, da cui si sarebbe dovuto imparare qualcosa, arriva quello del calendario del campionato: nella “grafica” targata 30 luglio figurano infatti 6 partite consecutive in casa tra il 3 marzo e 4 aprile, situazione impensabile anche per un videogioco. Nei commenti arriva poi la correzione, ma ormai il guaio è fatto. Ancora una volta, un brutto scivolone.

Un club ambizioso di Serie A2 (ex serie A1) oppure una società di serie D?
Aprendo la pagina Instagram di Monviso si rimane a bocca aperta, ma per i motivi sbagliati. È tutto sbagliato, è come immergersi nel più grande degli incubi per un grafico.
“Grafiche” realizzate con lo stampino col classico prompt che ormai spopola da mesi nelle locandine di qualsiasi festa e una forte mancanza di identità. Stiamo parlando di una società che fino all’anno scorso era in Serie A1 e che soprattutto ha cambiato identità recentemente, attirando su di sé forti malumori. Che modo è questo di rappresentare la propria squadra? Sembra si tratti di una formazione qualunque, non di Monviso Volley.

God save the graphic designers (e Canva, basta saper usare Canva, grazie).
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