L’Italia si ferma ai quarti contro la Finlandia e lascia Torino con tante domande e qualche certezza

L’Italia è fuori dagli Europei. Per la prima volta nell’era De Giorgi, la Nazionale non riesce a qualificarsi tra le migliori quattro della competizione più importante dell’estate. E lo fa nel modo che in pochi avrebbero potuto immaginare: eliminata ai quarti di finale dalla Finlandia, tra le mura amiche del PalaVela di Torino.
Il rammarico è tanto, la delusione altrettanta. È la conclusione di un’estate azzurra iniziata con tante incognite e terminata forse nel modo peggiore possibile.
L’estate azzurra
A maggio prendeva il via un percorso con diversi interrogativi, a partire dal rientro in campo, o meno, di Alessandro Michieletto. La VNL avrebbe poi fornito indicazioni importanti, ma non preoccupanti: quarto posto finale in classifica generale e successivamente eliminazione ai quarti contro gli Stati Uniti, poi arresisi soltanto al quinto set alla Polonia di Grbić nella finale per il titolo. Una VNL nella quale, per due delle quattro settimane, l’Italia si è presentata senza i titolari, dando spazio a giocatori che avevano già dimostrato il proprio valore, come Mattia Bottolo e Luca Porro, e a nuove leve come Pardo Mati.
È però nelle amichevoli di preparazione agli Europei che l’Italvolley ha iniziato a mostrare un volto diverso rispetto a quello della scorsa estate: la squadra capace di soffrire, rialzarsi e conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo. Nelle gare di preparazione è mancato soprattutto il muro, mentre la battuta ha iniziato a palesare una certa discontinuità, proprio uno dei fondamentali che erano stati tra i cardini della vittoria iridata del settembre 2025.
Già nella fase a gironi di questi Europei alcune situazioni avevano fatto storcere il naso, soprattutto a chi conosce il potenziale di questa squadra. Tutto, però, è passato in secondo piano, coperto da un percorso netto: l’Italia è stata l’unica squadra dell’intero torneo senza sconfitte.

Poi è arrivata la prima vera sfida contro una squadra al completo e le certezze degli Azzurri hanno iniziato a vacillare. La Finlandia ha messo in difficoltà l’Italia in praticamente tutti i fondamentali, a partire dal servizio, capace di far traballare la ricezione azzurra e di impedire a Giannelli di esprimersi al meglio, spesso costretto a giocare con una palla staccata da rete. In attacco, invece, l’opposto finlandese Jokela ha messo a segno ben 28 punti, senza essere mai realmente contenuto dal muro e dalla difesa azzurra.
Dall’altra parte Marttila, vecchia conoscenza della Vero Volley Monza, ha chiuso con 22 punti e tre ace, arrivati nei momenti cruciali del match. In casa Italia, soltanto Romanò ha superato quota 15 punti, chiudendo un Europeo stellare e confermandosi, ancora una volta, uno dei migliori azzurri in campo.
Le scelte che fanno discutere
A diverse decisioni prese prima e durante questi Europei si potrebbe ricondurre il risultato finale.
- Il problema centrali. Il posto 3 è stato storicamente il punto di forza delle nazionali azzurre negli anni, da quella degli anni ’90 fino a oggi. A questa rassegna, però, l’Italia si è presentata con appena tre centrali. Non per una precisa scelta tecnica, ma per necessità, visto che non è stato individuato un quarto giocatore pronto fisicamente per affrontare la competizione. A partire da Russo, sparito senza spiegazione dai collegiali (solo di recente lui stesso ha annunciato di aver avuto problemi alla schiena) e continuando con Mosca, anche lui probabilmente escluso per scelta tecnica. Senza Anzani che ha dato addio alla nazionale, la muraglia italiana si è trovata senza un tassello fondamentale. E proprio il muro è stato il fondamentale che ha maggiormente sofferto durante il torneo. Una lacuna parzialmente colmata dalla crescita di Mati, centrale che ha avuto un’evoluzione esponenziale nel corso della competizione, fino a conquistarsi il posto da titolare.

- La presenza di Alessandro Michieletto. L’MVP degli scorsi mondiali si presentava a questa rassegna senza ritmo di gioco, essendo fermo per infortunio da gennaio. Durante il torneo itinerante abbiamo visto Alessandro giocare per due set completi e fare qualche comparsa in piccoli sprazzi di gioco. Lo stesso De Giorgi, al termine di Italia-Finlandia, ha ammesso che Michieletto non avrebbe potuto dare di più. Da qui la domanda che molti si sono posti: quale è stato il senso di portarlo agli Europei? Da tifosi ci siamo emozionati nel vedere quello che probabilmente è il nostro miglior attaccante tornare in campo, ma a quale prezzo? Se avessimo avuto a disposizione un quarto centrale pronto, Michieletto sarebbe comunque stato inserito nella rosa? Oppure sarebbe stato preferito Sani? Sono domande alle quali, probabilmente, non avremo mai una risposta.
- I posti 4. L’Italia si è presentata con 5 schiacciatori: Michieletto a mezzo servizio, Sani, Porro, Bottolo e Lavia. Quest’ultimo ha disputato un Europeo di ottimo livello, rientrando a pieno regime dopo l’infortunio alla mano e offrendo prestazioni convincenti per tutta la fase a gironi. Poi, però, è calato drasticamente sia contro la Danimarca agli ottavi sia contro la Finlandia ai quarti. Diverso il discorso per Bottolo, apparso in difficoltà per gran parte del torneo, fatta eccezione per la sfida contro la Repubblica Ceca, nella quale ha messo a segno 22 punti. De Giorgi è sembrato restio a modificare la propria formazione titolare, facendo entrare contro la Finlandia Michieletto e Porro soltanto nel terzo set, quando ormai lo svantaggio era troppo ampio per poter essere recuperato. Proprio la gestione di Porro è stata un altro dei temi di discussione. Un talento che aveva già dimostrato di poter essere un asset importante sia agli ultimi Mondiali — una parte del merito per la vittoria contro la Polonia in semifinale va anche a lui — sia durante la VNL. Eppure il suo utilizzo è sembrato limitato proprio nei momenti in cui il suo contributo in prima linea avrebbe potuto essere maggiormente utile.

- Le scelte di De Giorgi. Difficili da comprendere anche alcune decisioni prese direttamente durante le partite. Una delle più discusse è stata quella relativa al mancato ingresso di Laurenzano, nonostante le difficoltà mostrate da Balaso. Anche la scelta della diagonale palleggiatore-opposto di riserva ha fatto discutere. De Giorgi ha optato per la soluzione più esperta e consolidata, Sbertoli-Rychlicki, lasciando a casa Paolo Porro e Alessandro Bovolenta, entrambi capaci di mettersi in mostra durante le settimane di VNL.
Sono scelte che, prese singolarmente, possono essere spiegate. È la loro somma, però, a lasciare qualche interrogativo.
E adesso, cosa rimane?
Cosa ci lascia, allora, questo Europeo?
Sicuramente tante domande, sia per De Giorgi, che in questa estate non è sempre sembrato riuscire a trovare soluzioni nei momenti di difficoltà, sia per i vertici della FIPAV.
La qualificazione olimpica passerà anche dal prossimo anno e il Mondiale 2027 sarà già un appuntamento fondamentale per provare ad agguantare il pass per i Giochi di Los Angeles. Le attenuanti per questa estate azzurra non mancano. Gli infortuni sono sicuramente tra le principali, ma non possono rappresentare l’unica chiave di lettura di un torneo nel quale l’Italia è apparsa spesso confusa e disorientata proprio nei momenti in cui sarebbe servita maggiore lucidità, senza riuscire a trovare le risposte necessarie per superare le difficoltà.
Eppure, il valore di questi ragazzi lo conosciamo. Non si diventa bicampioni del mondo per caso. Una sconfitta, per quanto dolorosa, non cancella quanto costruito negli ultimi anni. Ora servirà capire cosa non ha funzionato e quali correzioni apportare per ripartire.
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