Battuta o non battuta? La lezione delle finali scudetto

Sempre più squadre hanno costruito il proprio gioco sul servizio offensivo. Eppure, nelle serie che assegnavano i titoli, la differenza l’ha fatta chi ha saputo usare la battuta con intelligenza prima ancora che con forza.

battuta Simone Giannelli volley in barba

FOTO: Lega Pallavolo Serie A

Mai come in quest’ultima stagione di Superlega la battuta si è confermata uno dei fondamentali più determinanti. Tante squadre hanno scelto di costruire il proprio sistema di gioco sul servizio, scegliendo la potenza e la ricerca del punto diretto per mettere costantemente sotto pressione la ricezione avversaria.

Una strategia che, per lunghi tratti della stagione, ha portato risultati evidenti. Squadre come Rana Verona (vincitrice della Coppa Italia) e Cucine Lube Civitanova (finalista scudetto) hanno fatto della battuta spin una vera e propria identità tecnica, grazie a rotazioni ricche di battitori capaci di produrre ace e break point in serie.

Le diverse serie di finali maschili, da quella italiana italiana a quella polacca, hanno però evidenziato anche l’altra faccia della medaglia. Il servizio a tutto braccio, infatti, può trasformarsi in un’arma a doppio taglio quando il margine di errore aumenta nei momenti di maggiore pressione. Proprio nelle gare decisive, infatti, la differenza non l’ha fatta tanto la potenza quanto la capacità di variare al servizio. Cambiare traiettorie, velocità, zone di conflitto e obiettivi ha permesso alle squadre, poi risultate vincitrici, di rendere il proprio servizio molto più imprevedibile ed efficace.

Gli esempi non mancano. Sia Verona sia Civitanova, nei momenti cruciali, hanno pagato cara l’eccessiva dipendenza dalla battuta forzata: nel caso dei veneti, l’alto numero di errori ha contribuito all’eliminazione in semifinale (in 4 gare sono stati ben 96 gli errori al servizio, a fronte di soli 25 ace); per la Lube, invece, la frenesia di cercare continuamente il punto diretto ha finito per rendere il gioco più nervoso e discontinuo.

FOTO: Lega Pallavolo Serie A

La gestione del servizio è stata invece decisiva in Gara 3 di finale Scudetto. Nel finale del secondo set, l’opposto di Perugia Wassim Ben Tara ha trovato il break che ha cambiato l’inerzia del match grazie a una serie di battute differenti per ritmo e traiettoria, capaci di mandare in difficoltà una linea di ricezione fino a quel momento molto precisa. 

Lo stesso concetto si è visto anche nella finale di PlusLiga polacca. In Gara 5, l’Aluron Warta Zawiercie ha costruito gran parte della propria strategia di gioco partendo proprio dal servizio, prendendo sistematicamente di mira Wilfredo Leon. Una scelta che non aveva soltanto l’obiettivo di ottenere ace diretti o ricezioni staccate da rete, visto le note difficoltà del martello polacco nel fondamentale, ma anche quello di limitare il suo attacco in pipe. In questo modo, il palleggiatore del LUK Lublin è stato costretto a rendere il gioco più scontato e dunque più leggibile, con una maggiore distribuzione del pallone verso i laterali. 

Le finali di questa stagione sembrano quindi andare in controtendenza con quella che è la piega del momento: la battuta resta il fondamentale che più di ogni altro può spostare gli equilibri, ma non basta solo colpire forte. A vincere, spesso, è chi riesce a scegliere il colpo giusto nel momento giusto, preferendo la precisione alla potenza e la gestione del colpo alla frenesia.