La pallavolo all’aperto, lasciamola al beach volley

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Scenari suggestivi e atmosfere spettacolari, ma ne vale veramente la pena?

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FOTO: Federvolley

“Avete visto che spettacolo Piazza del Plebiscito? E l’intrattenimento musicale nel prepartita, meraviglioso dai. Meraviglioso, bello, bello, ma intanto come mai la partita è stata posticipata e sospesa senza pensare prima alla tutela degli atleti?”

Parafrasando l’iconica scena in spiaggia nel film Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo, l’organizzazione di una partita di pallavolo indoor all’esterno lascia ancora una volta tanti, troppi dubbi. Nell’articolo di oggi vogliamo concentrarci su tre situazioni, due molte recenti e una di pochi anni fa, in cui l’esperimento di giocare all’aperto si è scontrato contro la dura realtà.

Una cornice suggestiva

Innanzitutto, è impossibile negarlo: Piazza del Plebiscito,ieri sera, era fantastica. Sarebbe sbagliato affermare il contrario, perché non si può non rimanere a bocca aperta di fronte ad una delle piazze più belle del nostro paese e forse del mondo, per di più acchittata con un campo da pallavolo. Era splendida anche Piazza dei Signori di Vicenza, per l’occasione “pronta” (vedremo poi perché tra virgolette) ad ospitare un’insolita Final Four di Supercoppa Italia nel settembre del 2020. Non da meno è stato anche il Wrigley Field di Chicago, teatro delle sfide tra Penn State e Kentucky e successivamente tra Nebraska e Missouri. Sarebbe tutto fantastico, se non fosse che vanno presi in considerazioni alcuni piccoli dettagli: le variabili atmosferiche. Ci sarà un motivo se si chiama pallavolo indoor e non outdoor, vero?

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FOTO: LVF

La sciagurata Supercoppa a Vicenza

Schieriamo sul terreno di gioco “Stregone del tempo” e facciamo un piccolo salto nel passato di qualche anno. Siamo a Vicenza, più precisamente in Piazza dei Signori, dove il 6 settembre 2020, 4 squadre squadre si giocheranno il primo trofeo stagionale, circondate dall’incredibile scenografia data dalla Basilica Palladiana, Torre Bissara, Loggia del Capitaniato, Palazzo del Monte di Pietà e Chisa di San Vincenzo. A qualificarsi per la Final Four sono Conegliano, Scandicci, Novara e Busto Arsizio.

La prima partita che si svolge è tra le venete e la compagine toscana, che termina 3-0 in favore delle gialloblù. Tutto sembra filare liscio, fino al momento in cui viene dato il fischio d’inizio del derby del Ticino. Sull’1-1, verso le ore 23:00, la partita viene ufficialmente sospesa a causa dell’umidità venuta a formarsi sul taraflex, che non permetteva alle giocatrici di rimanere in equilibrio e performare al meglio, rischiando terribili infortuni. La sfida riprenderà solo il mattino seguente al PalaGoldoni, con le farfalle che avranno la meglio per 3-1, accaparrandosi un posto nella finale contro Conegliano, che si sarebbe tenuta la sera stessa.

Lungi da noi essere degli esperti in meteorologia ma, senza risultare presuntuosi, si può affermare che sarebbe stato uno scenario abbastanza prevedibile? Vicenza è localizzata nella pianura veneta settentrionale e in un momento stagionale in cui il caldo la fa ancora da padrona, non era difficile immaginarsi che l’umidità avrebbe agito da antagonista, specialmente considerando anche il tipo di superficie su cui si giocava, il taraflex.

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FOTO: The New York Times

Paperissima Sprint o una partita di college NCAA?

Mancavano solo il Gabibbo, Vittorio Brumotti col suo “a bombazza” patentato e Juliana Moreira a presentare e sarebbe stata una normalissima puntata di Paperissima Sprint. Ciò che è andato in scena a Wrigley Field il 6 settembre 2026 (che a questo punto potremmo nominare come il “giorno della pallavolo indoor che per qualche motivo non specificato viene giocata outdoor) ha rasentato il ridicolo. Sì, perchè se già durante la prima sfida tra Penn State e kentucky si notava la difficoltà delle ragazze di giocare su un campo umido, le scene viste durante Nebraska vs Missouri sono degne dei migliori filmati realizzati con una videocamera del 2000 e andati in onda su Paperissima Sprint in una caldissima estate del 2010: Andi Jackson che come una ballerina del Cirque du Soleil si appresta sulle punte ad attaccare al centro, ragazze che non sembrano giocatrici di pallavolo ma navigate esperte di break dance, moppert che cercano disperatamente di asciugare il campo, aiutate anche dalle protagoniste dell’incontro. Un disastro.

La partita, come avrete potuto intuire, è stata sospesa e al momento la Big 10 non ha ancora annunciato quando e dove verrà ripresa.

“Chiove, ‘stu cielo fa paura”

La paura per un possibile rinvio è cominciata a prender piede qualche ora prima del match, quando dei nuvoloni minacciosi hanno cominciato ad occupare il cielo azzurro di Napoli. Paura, che ha rischiato di diventare realtà, dato che la partita è cominciata con 30 minuti di ritardo e nel corso del primo set, sul 22-18 per gli azzurri, è stata sospesa nuovamente a causa della pioggia. Siamo tutti d’accordo che la pioggia non è poi così frequente a Napoli, ma è una variabile che andrebbe tenuta in considerazione in qualsiasi luogo. A che pro rischiare di giocare una partita all’aperto solamente per il colpo d’occhio ma con il pericolo del maltempo dietro l’angolo?

Per sopperire alla pioggia, si potrebbe optare per una soluzione già utilizzata negli eventi di wrestling all’aperto, costruendo un’impalcatura con un “tetto” che andrebbe a riparare il campo da gioco. Resterebbe comunque impossibile controllare altri fattori come umidità e vento, con quest’ultimo che rischia di cambiare completamente quello che è il gioco della pallavolo indoor.

E poi, il tema più importante: la salute dei giocatori. Esporre i protagonisti alle condizioni climatiche già citate è un rischio per cui il gioco non vale la candela. È un miracolo che nessuna ragazza di Nebraska o Missouri non si sia fatta male, perché quello non era più un campo da pallavolo, bensì una trappola per infortuni. Inoltre, come successo a Napoli, una partita che viene posticipata o sospesa implica rifare il riscaldamento, ritrovare la concentrazione e altri mille fattori che rischiano di influire sul risultato.

Lasciamo l’outdoor al beach e dedichiamoci ai palazzetti.

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