Antropova, esperimento finito: sarà la scelta giusta?

volley in barba antropova nazionale

Velasco ha annunciato la fine dell’esperienza di Kate Antropova in posto 4, schierandola come opposta già contro il Giappone. Decisione comprensibile, ma non mancano i rimpianti

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FOTO: FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO

Da quando, ormai ben 3 anni fa, è iniziata ad aleggiare l’ipotesi di una Ekaterina Antropova con cittadinanza italiana, tutti hanno sognato la possibilità di vederla schierata in sestetto insieme a Paola Egonu, dando vita a una formazione con una “potenza di fuoco” pazzesca. All’inizio di questa estate azzurra Julio Velasco ha annunciato la sperimentazione della ventitreenne nel ruolo di banda, rendendo questo sogno collettivo molto vicino alla realizzazione. Il dietrofront dopo la seconda “week” di VNL ha messo però un freno, forse definitivo, a questa ipotesi, lasciando però la sensazione di non aver visto tutto il potenziale di questo esperimento.

Una banda di 202 cm

Il primo interrogativo generale dopo l’annuncio del cambio ruolo di Antropova ha riguardato la sua altezza. Se diamo uno sguardo al panorama pallavolistico femminile degli ultimi anni non troviamo mai schiacciatrici che superino i due metri, eccezion fatta per Kathryn Plummer (201 cm). Con leve di quella portata la reattività in ricezione e difesa risulta infatti generalmente compromessa, così come la capacità di attaccare palloni più complicati, che generalmente finiscono proprio in posto 4, rendendo di fatto controproducente l’impiego come bande di giocatrici con questa statura.
Va tenuto presente che la stessa Antropova ha avuto un passato da banda fino all’esperienza a Sassuolo, in Serie A2, dunque non era una completa novizia del ruolo. Una volta alzatosi il livello però è stata convertita definitivamente a opposta, così come successo a Magdalena Stysiak, altra giocatrice nata in posto 4 e poi “trasferita” in posto 2.

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FOTO: FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO

Un esordio positivo

A parere di chi scrive l’esperienza da schiacciatrice di Antropova in questo inizio di VNL non può dirsi negativa. L’esordio nella settimana brasiliana ci ha regalato delle grandi fasi di gioco, seppur evidenziando diversi aspetti su cui ci sarebbe stato molto da lavorare. Più difficile questa seconda settimana, a causa anche delle brutte prestazioni corali contro Serbia e USA. Certo Kate non si è nemmeno avvicinata al rendimento da opposta, e la partita contro il Giappone ne è l’esempio lampante, ma nel complesso l’Italia non è apparsa così sbilanciata come alcuni temevano alla vigilia. Ciò sicuramente anche grazie a una strepitosa Eleonora Fersino, ma non va dimenticato che tra le cartucce di Velasco mancava una certa Myriam Sylla che in seconda linea “qualcosina” l’ha dimostrato. Il dubbio dunque è che la scelta di fermare la sperimentazione derivi da una visione complessiva che va oltre alla sola Kate.

Alternative? Sì ma no

Spostando il fulcro della riflessione sulla situazione opposte italiane emerge forse il principale motivo della scelta di Velasco. Il “lusso” di avere un cambio come Antropova in diagonale principale è infatti probabilmente il vero asso nella manica delle azzurre. Se vedere in campo insieme due fuoriclasse come Kate e Paola potrebbe dare vita a una squadra stellare, è anche vero che, quando la posta in palio si alza molto, un eventuale calo di Egonu (che come per tutte le campionesse è capitato e capiterà) può essere completamente neutralizzato dalla possibilità di gettare nella mischia Antropova al suo posto. Obossa e Adigwe si sono comportate bene in queste due settimane, ma soprattutto Merit ha dimostrato di non riuscire ancora a essere determinante nelle situazioni di grande difficoltà. Sicuramente per lei ci sarà tempo per prendersi la scena, ma è molto probabile che il CT nel bilanciare i pro e i contro di una Kate schiacciatrice abbia valutato che, allo stato attuale, è più vantaggioso avere un backup in grado di spaccare la partita in posto 2, perdendo magari qualcosa in banda, dove comunque Sylla e Nervini garantiscono ottimo equilibrio, con una Loveth Omoruyi da tenere decisamente d’occhio per il rendimento che sta dimostrando.

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FOTO: FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO

Un enorme “what if”. E per il futuro?

Sebbene Velasco abbia decretato la fine della sperimentazione non pare esserci per forza l’abbandono definitivo dell’idea di vedere Kate in posto 4. Sicuramente non quest’estate, ma se dovessero cambiare le condizioni di cui sopra, magari con una maturazione ulteriore di Adigwe e con del lavoro extra lontano dai riflettori dell’italo-russa, varrebbe la pena testare nuovamente questo sistema di gioco. Anche perché, come già accennato, il vero banco di prova sarebbe stato con la nazionale a ranghi completi, con Orro in regia e soprattutto Egonu a portare via tanto peso in attacco e a sbilanciare il muro. Allo stato attuale dunque resta quell’amaro in bocca di non aver visto il vero potenziale delle azzurre con questo assetto innovativo, che sarà un po’ l’interrogativo cardine del resto dell’estate, pur con la consapevolezza di essere davanti a una squadra che “così com’è” ha dimostrato di essere la migliore al mondo per distacco.

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